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Perchè è importante la cultura del dato? Un focus su Google Analytics.

Analytics

Forse ne siamo inconsapevoli, forse no; alcuni di noi vi prestano molta importanza, altri invece non lo ritengono un aspetto importante (o pericoloso) della nostra vita, ma qualsiasi sia il quadro in cui ci si identifica, ognuno di noi produce una quantità enorme di dati, tutti i giorni, in moltissimi momenti della quotidianità.

Questo discorso è facilmente applicabile al mondo della tecnologia e delle connessioni internet: quante volte nell’arco della giornata mandi un messaggio con il tuo smartphone? Quante volte fai una ricerca sul web? Quante volte ti colleghi ai social? Ognuna di queste azioni che quotidianamente porti a compimento produce una quantità importante di dati: questi dicono dove sei, cosa desideri conoscere (o acquistare, nel caso di ricerca di prodotti su siti di e-commerce), dove sei e che cosa stai facendo.

E questi sono solo i dati che si limitano all’ambito tecnologico. Ma in realtà noi doniamo di nostra spontanea volontà molti dati anche nella vita reale; per fare un esempio banale, l’acquisto di una maglietta di nostro gradimento fornisce al rivenditore un dato prezioso, perché gli dice che quel prodotto è stato apprezzato da uno o più consumatori (in altri tipi di indagine possono essere valutate età, lavoro, condizioni economiche e molti altri fattori, al fine di ottenere risultati più mirati e specifici).

Come questo, potrebbero essere proposti infiniti esempi.

Può sembrare un concetto preoccupante dal punto di vista della privacy, che va ad alimentare le infinite ragioni di tutti coloro che credono che siamo sorvegliati uno per uno da potenze misteriose e occulte, ma in realtà esistono – per fortuna – dei sistemi di sicurezza molto efficienti che proteggono le nostre informazioni dalle mani di malintenzionati.

In generale, niente è fatto senza il nostro consenso (sebbene talvolta questo non sia esplicito). Se invece si guarda la situazione da un’altra prospettiva, si può notare che la grande mole di informazioni che produciamo può risultare estremamente utile.

Supponi di avere un’attività di e-commerce online, all’interno della quale inizi a vendere prodotti appartenenti all’area tecnologica e a quella della moda. Supponi che, dopo alcuni mesi di attività e in seguito a un progetto promozionale intenso, puoi scegliere tra valutare ciò che è stato maggiormente venduto o poco apprezzato e non dare importanza a questi dati: cosa sceglieresti di fare?

La risposta sembra essere piuttosto intuitiva, e questo è dovuto al fatto che la raccolta e l’organizzazione dei dati accumulati nel tempo può dare informazioni molto importanti in merito a quelle che sono le esigenze, le preferenze e gli interessi dei consumatori, in tutti gli ambiti a cui si può pensare.

Questa interpretazione dei dati, che può essere appunto espressa come “cultura del dato”, è fondamentale per chi offre beni di consumo ai clienti, ma anche per coloro che propongono altri servizi o contenuti (come nel caso di chi redige un blog o sviluppa delle app), perché permette di conoscere quali sono i trend più in voga del momento al fine di adattarsi e soddisfare esigenze del consumatore, oppure – per i più intraprendenti – di utilizzare tali trend come base sulla quale sviluppare servizi innovativi e in grado di cambiare le carte in tavola del mercato. Il che non è poco.

Vien da sé che i dati accumulati e opportunamente organizzati in base agli obiettivi che ci si prefissa di raggiungere devono essere collettivi e non individuali.

Torniamo nuovamente alla supposizione precedente. Adesso è chiaro che raccogliere i dati accumulati e organizzarli per criteri è importante ed estremamente proficuo se ben fatto, ma una domanda sorge in modo spontaneo: come si fa tutto ciò?

Per analizzare ed interpretare i dati sono necessari gli opportuni e più validi strumenti tecnologici che il mondo tecnologico offre; uno di questi è il famigerato Google Analytics.

Il colosso mondiale Google, attivo non solo per quel che riguarda i motori di ricerca, ha infatti messo a disposizione di tutti i possessori di un sito web questo eccellente strumento, integrabile gratuitamente, che permette di effettuare una valutazione completa, adeguata e dettagliata dei dati.

All’apertura di Analytics ci si trova dinanzi a tre interfacce. La prima, chiamata “Pubblico”, permette di visualizzare tutte le informazioni che riguardano proprio coloro che sono entrati nel sito web; in questa sezione vengono riportati non solo il numero effettivo di utenti attivi nel preciso istante in cui si accede, ma anche il numero totale e quello medio delle pagine visitate e soprattutto la durata media delle sessioni: quest’ultimo parametro è un indicatore di fondamentale importanza per comprendere se un sito web viene apprezzato e visitato abitualmente, oppure gli utenti vi accedono per varie ragioni ma vi permangono per poco tempo (e le relative misure da adottare per rendere il sito più interessante e coinvolgente).

Altre informazioni presenti nel menu “Pubblico” sono provenienza geografica dei visitatori, supporto dal quale si accede al sito web (smartphone, computer, tablet…), lingua e molte altre.

La seconda interfaccia è invece denominata “Acquisizione”: essa permette al proprietario del sito web di conoscere le vie attraverso le quali gli utenti hanno accesso al sito web, indicando ad esempio se le persone accedono maggiormente attraverso mail, link presenti in altri siti, a seguito della ricerca sui motori oppure mediante inserimento diretto dell’indirizzo.

Analizzando questi dati è possibile comprendere, ad esempio, se una particolare campagna promozionale sortisce i suoi effetti oppure non incide come sperato, o ancora di valutare quale corsia d’accesso è preferita dai propri utenti, così da ottimizzarla.

La terza area è denominata “Comportamento” ed espone, attraverso opportuni grafici e cifre, le azioni più frequenti effettuate dai propri utenti: ad esempio è possibile conoscere quali sono le aree di maggiore interesse, quanti click vengono mediamente effettuati durante la permanenza e molti altri parametri dall’aspetto decisamente più tecnico.

Da questa breve descrizione si evince quanto Google Analytics possa aiutare i proprietari del sito web a comprendere le preferenze medie degli utenti. È possibile immaginare Google Analytics come una serie di appuntamenti romantici tra un sito web e i propri utenti, occasioni grazie alle quali i due elementi possono conoscersi bene a vicenda ed imparare abitudini ed esigenze altrui.

Considerando la quantità e la qualità di informazioni che vengono proposte dallo strumento e il fatto che esso è totalmente gratuito, è un peccato non usufruirne. Inoltre, la sua attivazione è decisamente semplice: dopo aver effettuato l’accesso al proprio account Google (o averne creato uno nuovo), è sufficiente accedere al servizio ed inserire l’url del sito da monitorare; il sistema fornirà uno script da inserire nel codice di ogni singola pagina del sito web di cui si vogliono analizzare i dati, dopodiché sarà già possibile consultare i dati.

Per procedere con le prime analisi dei dati, tuttavia, è consigliabile attendere un tempo minimo che permetta di ottenere dati statisticamente validi (generalmente non meno di qualche giorno, a seconda anche del traffico del sito).

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